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Plagi e truffe letterarie - Quando un “prendere spunto” diventa copiare…

«Riuscite a trovare una valida giustificazione al fatto che le vostre verifiche siano… uguali?».

Suvvia, uguali uguali non lo erano affatto. La mia versione di Apollodoro sulle (dis)avventure degli Argonauti aveva tutte le carte in regola per trasformarsi nel prologo di una trilogia Fantasy. Dai primi periodi intrisi di pseudo-realismo ( «Gli Argonauti navigarono l'Ellesponto senza danni»), passai a stati confusionali risoltisi in «La nave si trovò non lontano dall'isola dei Dolioni, amministrata dal re Cizico, che accolse con una pentola dell'oracolo il prossimo viaggio degli Argonauti e fu scorbutico con i regali per le sue fatiche».

Tutto sbagliato. La mia insegnante vaticinò un 4+ e mi accusò (ingiustamente) di aver scopiazzato la versione di un compagnetto che – chissà come, chissà quando – era giunto alla mia stessa risoluzione: l'oracolo possedeva una pentola.

Per amor di completezza, la scuola non mi è mai piaciuta; e dal momento che l'idea di rimanervi intrappolata anche un solo minuto in più del dovuto mi faceva rabbrividire, trovai il modo di zigzagare tra equazioni di secondo grado e problemi di fisica, conversations in inglese e temi di italiano. L'obiettivo? Schivare il maggior numero possibile di insufficienze. Soltanto in una cosa fallivo (ma proprio tanto): nelle traduzioni di greco.

Post-Scriptum: abito ad Atene da circa due anni e, in realtà, continuo a fallire nell'apprendimento della lingua greca con la stessa tenacia dimostrata tra i banchi di scuola. Questa lingua non s'ha da imparare…

Ora, a distanza di anni sono sicura di una cosa: il mio compagno di classe non aveva copiato la mia versione (o viceversa). Più semplicemente, ci eravamo plagiati a vicenda…

Avrai intuito il tema di quest'articolo, no?

«Senti un po', ma che è 'sto plagio?»

La Treccani («bau, bau, bau») ci viene in aiuto: "Commettere un plagio, nelle due diverse accezioni del termine, come usurpazione della paternità di un'opera letteraria o scientifica o artistica, e come delitto contro la personalità individuale".

La prima ci interessa, la seconda no.

Usurpazione della paternità di un'opera letteraria.

E che vuol dire?

Facciamo un esempio.

Edmondo de Amicis – l'autore di Cuore - venne spedito nel 1871 in Spagna per conto del principe italiano Amedeo Ferdinando di Savoia Aosta. Tornato in patria, narrò le proprie peripezie iberiche in un volumetto intitolato Spagna - che fantasia, eh… Sta di fatto che buona parte delle evocative e minuziose descrizioni della penna edmondiana fossero un copia-incolla del resoconto francese attribuibile a Théophile Gautier Voyage en Espagne.

Ops, a quanto pare Edmondo non aveva poi tutta questa voglia di passeggiare su La Ramblas con un churro appiccicoso tra le mani.

O ancora, della «colpa di plagio» si macchiarono anche due insospettabili penne del Novecento italiano: Luigi Pirandello e Giuseppe Ungaretti. Il primo, dopo la pubblicazione de Il Fu Mattia Pascal, si ritrovò in una condizione finanziaria alquanto precaria e, nel tentativo di accaparrarsi la cattedra universitaria a cui ambiva, diede alle stampe L'umorismo. Scritto in fretta e furia, il libro incriminato contiene una percentuale elefantiaca di plagi.

Il secondo, invece, smarrì la retta via… per amore. Durante un viaggio in Brasile, nel 1966, conobbe la poetessa Bruna Bianco (di 52 anni più giovane). Suvvia, l'età è soltanto un numero, no? Ungaretti doveva evidentemente pensarla così perché, infischiandosi del problemuccio, si lanciò in uno strenuo tentativo di flirt per conquistare la sua bella. Lo scambio epistolare tra i due è pregno di un romanticismo… irlandese! Irlandese, sì, perché i versi composti da Ungaretti si rivelarono piuttosto trascritti; scopiazzati da James Joyce. Fin qui nulla di grave, se non fosse che il nostro poeta innamorato maturò il proposito di raccogliere le epistole inviate alla Bianco in un volumetto poi mandato in stampa.

Così non va bene, eh!

C'è chi copia per noia, chi per amore, chi per mancanza di idee

In Piccolo libro del plagio di Richard A. Posner (Elliot editore) si legge: "Per poter parlare di plagio è necessario che il copiare, oltre a essere ingannevole e quindi fuorviante per il pubblico a cui è rivolta l'opera, carpisca la fiducia del lettore". Insomma, ispirarsi, riscrivere, esercitarsi, studiare, lasciarsi influenzare, appassionarsi e reinterpretare i lavori dei nostri artisti preferiti è un diritto inalienabile. Il problema si pone nella misura in cui, a mancare, è l'onestà intellettuale di chi pubblica un romanzo o un qualsiasi manuale di non-fiction.

E no, vietato nascondersi dietro la solita, flebile scusa del «Prendo appunti qua e là, in maniera disordinata, senza badare alla fonte originale. Poi, quando ci lavoro sopra non mi rendo conto di aver contraffatto l'opera di Tizio o di Caio…». Una variante del plagio che potremmo definire inconscia!

Per evitare fraintendimenti (o 4+ in greco antico), è opportuno dedicare un po' di tempo alla fase di ricerca, stesura e bibliografia del tuo prossimo masterpiece. Senza farti prendere dalla smania di cominciare a scrivere, senza lasciarti sopraffare dal colpo di genio (di qualcun altro).

Ed è questo il motivo per cui noi di Ghostwriter.it preferiamo procedere lungo la strada della qualità, e non della quantità. La prima consente di concludere ogni lavoro con dedizione, originalità e cura per il progetto editoriale che ci è stato commissionato, mentre la seconda – beh – rischia di far precipitare nell'oblio il nostro impegno e la tua storia.

Alla prossima, eh!

 

 

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