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La (non) scelta del genere narrativo

Io, di musica, non ci capisco niente. L'ascolto, la metto in pausa, a volte in loop. La riproduco distrattamente e – faccio mea culpa - ammetto di affidarmi di frequente alla playlist "Top 50 di Spotify", che tanto va in background ed è giusto per creare atmosfera, mi giustifico.

Il risultato?

Conosco a memoria tutte, e dico TUTTE, le hit estive riprodotte sulla riviera romagnola negli ultimi dieci anni.

Mi piacciono? No, lo giuro – ma ciò non cambia la realtà dei fatti.

Con il tempo, il mio (pessimo) gusto musicale si è evoluto in un'ignoranza selettiva. Le espressioni in stile «Con la mia band suoniamo new-pop contemporary rock», oppure, «Ma no, siamo techno-trap con delle influenze di bla bla bla» sono geroglifici egizi alle orecchie di una che – mea culpa, ribadisco – affida la propria cultura musicale all'algoritmo di Spotify.

«Beh, ma chi se ne importa?» mi dirai.

Il fatto è che la mia "confessione d'ignoranza" è intrecciata a doppio filo col tema di oggi: i generi letterari. Perché sì, anche la letteratura – proprio come la musica, la pittura o la settima arte – ha definizioni, categorie, trend, stili, impianti narrativi e chi più ne ha, più ne metta.

E mi rendo conto di un problemino assai curioso: i neo-autori – ma anche le penne più navigate, che dir si voglia – amano definire il proprio lavoro in maniera un tantino… creativa!

«Vorrei dare alle stampe uno psico-thriller condito con dettagli fantasy-fantascientifici, che si concluda con un finale horror ad alto impatto e con una scena erotica di due mostri appartenenti a specie diverse che… Che ne pensi?»

Siamo sull'orlo della disfatta…

Facciamo chiarezza!

Perché è importante definire il genere letterario di appartenenza?

Frena, frena, frena!

Lo so cosa stai pensando: «Ma guarda… è pieno zeppo di best-seller che hanno venduto milioni di copie con l'intento di innovare un genere letterario più stantio di un pacco di biscotti lasciato ad arieggiare in dispensa da due settimane…»

E siamo d'accordo. Tuttavia, prima di portare una ventata d'aria fresca al panorama culturale nazionale – macché, mondiale – è opportuno padroneggiare le caratteristiche del genere sul quale ci si vuole cimentare. Quando avrai finalmente ricreato la giusta atmosfera narrativa nei capitoli del masterpiece nuovo di zecca, nulla ti impedirà di contaminare la bozza provvisoria con scene erotiche, sottotrame horror, risvolti grotteschi e chissà cos'altro ti frulla per la testa.

Il problema risiede a monte: una band che suona "post-rock con influenze K-pop" ha tutto il diritto di produrre e incidere la propria musica. Ma è inutile negarlo: il prodotto finale, masterizzato e registrato in studio, sarà realmente di qualità soltanto se i membri del gruppo avranno, a propria volta, una visione chiara dei generi a cui si ispirano. In caso contrario, il risultato che giungerà alle orecchie dei potenziali fan avrà le sembianze un mappazzone di roba senza arte né parte.

È importante che il pubblico conosca a memoria tutti i riferimenti musicali della band?

No, non è necessario.

È compito della band trovare la propria "voce" con un lungo e barboso iter di studio, sperimentazioni e fallimenti?

Sì, non ci piove.

E dovresti fare lo stesso anche tu. L'autore che si ostina a snobbare il genere letterario del proprio romanzo corre il rischio di trovarsi in un vicolo cieco: non riuscirà a sviluppare la trama nel migliore dei modi perché sarà a corto di riferimenti adeguati, oppure finirà per stereotipare i personaggi del racconto per via di una conoscenza letteraria parziale, deludendo inevitabilmente i propri lettori.

Insomma, nel 99% dei casi – fonte: la nostra esperienza pluriennale nella scrittura e pubblicazioni di libri – uno scrittore confuso provoca confusione e smarrimento anche nel pubblico. Ed è questa la causa, tanto brutale quanto naturale, di un flop editoriale in piena regola.

Beh, quindi come lo scelgo il genere letterario del mio prossimo romanzo?

Semplice, "Il modo più ovvio per scegliere un genere è scrivere ciò che ti piace leggere", per citare il brillante consiglio di Cliff Daigle. Perché la verità, in fondo in fondo, è che l'identità del tuo prossimo romanzo o manuale non-fiction è già racchiusa nel proposito di confrontarti con un'avventura editoriale nuova di zecca. Il colpo di genio, l'idea abbozzata, l'intuizione creativa o chissà cos'altro ti abbia spinto a prendere la penna in mano custodisce, dentro di sé, tutte le info di cui hai bisogno per scoprire (e non scegliere) il genere narrativo più adatto a te.

Dopotutto, mi piace pensare che il tipo di letteratura prodotta da un autore non sia un fatto di decisione – te la vedi Agatha Christie svegliarsi, al mattino, con il desiderio cocente di scrivere una fan-fiction su Il Signore degli Anelli? Io no – ma di familiarità ed esperienza. Ogni penna sente di essere più o meno affine al giallo, all'horror, al romanzo epistolare o alla scrittura di dialoghi, opere teatrali e raccolte di racconti.

Insomma, trama e genere letterario fanno capolino nello stesso momento – cu cu!

Prima di scrivere l'incipit del manoscritto, l'autore dovrà dunque reperire il maggior numero di informazioni possibili in merito all'onda narrativa che desidera cavalcare (come un surfista australiano).

Ripeto: se desideri scrivere il miglior romanzo in tuo potere, consegnandolo a un pubblico di lettori in linea con la tua penna, devi innanzitutto riflettere su influenze, qualità e caratteristiche del genere a te più congeniale, familiare. Solo successivamente, definita una solida base di partenza, potrai creare un mix sapientemente bilanciato di elementi multi-genere.

Ecco, io ti ho avvisato.

Mentre tu scopri – magari col nostro aiuto di coaching – i tratti distintivi della tua penna, io mi rimetto ad ascoltare la "Top 50 Latin Hit" di Spotify.

Beh, cos'è quell'espressione contrariata?

 

 

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