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Elogio della semplicità + consigli per la scrittura dei tuoi contenuti

Il gelido vento invernale si è intrufolato in redazione (brrr!). E dal momento che uno spiacevolissimo raffreddore mi ha congelato le sinapsi, ho deciso di passare in rassegna i buoni propositi (disattesi) di questo 2022. Nella to-do-list scritta dodici mesi fa su una paginetta accartocciata del mio taccuino - tra un «prendere almeno dieci voli» (diciotto, li ho contatti qualche giorno fa) e un «studiare il greco moderno» (qui ho fallito miseramente) – leggo: «imparare a scrivere più semplice che si può».

La sintesi è un vantaggio. Un atto caritatevole nei confronti della leggibilità di un sito web e di un pubblico via via più distratto. Eppure, per quanto la mia riflessione possa suonarti controintuitiva, semplificare è difficile, complicare è (fin troppo) facile. Sarà che ho conseguito un paio di lauree ad honorem in Auto-sabotaggio avanzato e Overthinking compulsivo, sarà che i miei antenati erano evidentemente d'accordo con me – melius abundare quam deficere, ricordi? – sarà che la scrittura è una questione di chiarezza e si finisce per temere di essere fraintesi.

Io non lo so proprio perché aggiungo, aggiungo, aggiungo e faccio fatica a togliere, ma il dono della sintesi, nel 2022, non ha bussato alla porta del mio monolocale ateniese.

In ogni caso, ho ancora un paio di settimane per rimediare. Eccomi qui, dunque. Prima di sollevare bandiera bianca, voglio condividere con te le tecniche di semplificazione comunicativa che avrei dovuto utilizzare nei mesi passati.

La semplicità è davvero motivo di vanto? E chi l'ha detto?

Bruno Munari, ad esempio. Nelle sue Lezioni di Creatività scrive: "Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c'è in più della scultura che vuol fare".

Quindi, semplificare significa avere le idee chiarissime, limpide e sgargianti sul risultato finale. All'atto pratico: A) no a toni di voce più sfarzosi del set di porcellane di mia zia, B) no a concetti più contorti del serpentello di Snake, il giochino del Nokia in black&white e C) no ad aggettivi, avverbi e subordinate non necessarie – soprattutto quelle che tendono a ribadire informazioni già veicolate al lettore.

Momento autocritica ON: le subordinate sono la mia debolezza, un po' come la pizza prosciutto e funghi e gli occhioni dolci del mio cagnetto.

La domanda sorge, dunque, spontanea: e i lettori, cos'è che preferiscono?

  • Inclusività. La scrittura creativa-divulgativa per eccellenza si rivolge a tutti, nessuno escluso.
  • Creatività. Sì, perché è pieno zeppo di articoli copia-incolla che trasmettono informazioni in perfetto stile "lista della spesa". Non è il caso di aggiungere un po' di brio?
  • Empatia e personalizzazione. Semplifica, ma senza nasconderti al tuo pubblico di lettori. La tua personalità dovrebbe trasparire da ogni post, articolo, capitoletto o manuale enciclopedico che porta il tuo nome.
  • Accoglienza. Il target che attracca nei pressi del tuo sito web è alla ricerca di un porto sicuro in cui riposare un po'. E allora, prima di fornire soluzioni pratiche ai problemi degli utenti-marinai, dedica un paio di righe al riconoscimento dei loro timori, dei loro desideri e delle loro speranze. Funziona!

Facciamo un passo in avanti: le "regole" della scrittura semplice e on point

Dunque, dunque, la semplicità della tua scrittura può esprimersi su due piani (senza ascensore): il primo, quello sintattico (frasi semplici e chiare, punteggiatura precisa, utilizzo intelligente delle subordinate, ecc.); il secondo, quello contenutistico. Voglio concentrarmi proprio su quest'ultimo, poiché l'aspetto stilistico/grammaticale varia a seconda dell'esperienza e delle preferenze soggettive del singolo scrittore (fantasma e non).

Lo stesso non può dirsi dell'organizzazione contenutistica di un articolo, di una e-mail o di un libro. Il linguaggio – è cosa nota – è uno strumento. E come tutti gli strumenti inventati dalla nostra verve creativa – forchette e biciclette, padelle antiaderenti e smartphone inclusi – anche la lingua scritta possiede le sue regole.

Utilizzare al meglio il medium comunicativo significa, di conseguenza:

  • Interrogarsi sui pensieri e sulle emozioni dei lettori.
  • Utilizzare uno stile – anche noto come tono di voce – coerente al registro linguistico del pubblico.
  • Fornire informazioni coerenti alle aspettative del target. Cosa vogliono ottenere i tuoi potenziali interlocutori commerciali leggendo un manuale, acquistando un prodotto o un servizio, oppure iscrivendosi alla newsletter?

Riflettere sul «mondo interiore» delle persone significa mettere al primo posto non il tuo ego letterario, ma le loro esigenze. E così, cambiando abito come un Arturo Brachetti delle parole, riuscirai a rispondere con esaustività alle domande dei tuoi lettori, senza lasciare vuoti o falle comunicative.

Per riuscire nell'intento, puoi padroneggiare la cosiddetta paratassi – no, non è una parolaccia! – costituita dalla ripetizione di frasi brevi e incisive (soggetto + verbo), seguite da coordinazioni (la e in primis) oppure da segni di interpunzione (la virgola). In alternativa, ricorda di preferire i verbi di movimento, di attività – fare, agire, ricordare, immaginare, ecc. Ti permetteranno di svegliare il lettore dal torpore in cui (probabilmente) è caduto, spingendolo all'azione.

Se vuoi saperne di più, oppure se sei alla ricerca di un coach di scrittura che sappia guidarti dalla A alla Z – passando addirittura per le vocali accentate – mettiti in contatto con noi di Ghostwriter: il nostro servizio Twinning fa sicuramente al caso tuo.

 

 

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