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3 ingredienti narrativi per una valanga di contenuti: ripetizione, spontaneità e persuasione

Non è facile trovare l'equilibrio perfetto tra il saper essere persuasivi e non raccontare frottole Non è facile trovare l'equilibrio perfetto tra il saper essere persuasivi e non raccontare frottole

«L'ho già detto?»

Non lo ricordo. Aggrotto la fronte, sollevo le sopracciglia, tamburello con le dita sulla tastiera del mio portatile, mi spremo le meningi manco avessi per la testa mezzo chilo d'arance…

Non lo ricordo, proprio no.

La verità è che è difficile farsi venire in mente argomenti nuovi da scrivere – così come cose varie & eventuali da insegnare, dipingere, raccontare in rima, fotografare o vendere a un pubblico di acquirenti sempre più esigente e intransigente.

Eppure, la settimana scorsa ho spento le candeline dei miei primi quattro anni nei panni svolazzanti e un po' lugubri di una scrittrice fantasma. E dal momento che – come in tutti i lavori – l'entusiasmo iniziale è sfumato già da un pezzo, in quest'articolo voglio rispondere a una domanda che mi frulla in testa da qualche mese: «Perché non ho mai smesso di scrivere?».

Ah, è probabile tu stia pensando «e-che-vuoi-che-mi-interessi?». Eppure, la necessità di trovare un funambolico equilibrio tra l'obbligo di narrare di te (o della tua azienda) e il bisogno di produrre contenuti spontanei e coinvolgenti su base settimanale è una spada di Damocle che oscilla sulla testolina di tutti, ma proprio tutti, coloro che intendono «parlare su Internet» per vendere, ficcarsi nella testa dei potenziali acquirenti o, più semplicemente, divertirsi.

La questione dell'autenticità (e perché è importante)

Facciamo un passo indietro. Un altro. Un altro ancora.

Non ti conosco personalmente – o forse sì, ma sono una scrittrice, non un'indovina! – e non mi stupirei se tu, proprio tu che stai leggendo quest'articolo, ogni settimana ti ritrovassi seduto alla tua scrivania, in metropolitana o sulla poltroncina di un bar di fronte a una pagina bianca, anzi, bianchissima. Nella testa, un dubbio amletico: «Come faccio a inventarmi nuove cose da dire? Questa volta sono a corto d'idee!».

Innanzitutto, non sei da solo. Io ho deciso di scriverci un articolo lungo un migliaio di parole e tanti altri – tra scrittori, pittori, poeti e chi più ne ha, più ne metta – nel passato, nel presente o nel futuro sono (e saranno) schiacciati dalla difficoltà di esprimersi, di comunicare, di trovare argomenti con la A maiuscola.

Molto spesso, non esiste piano editoriale o indice provvisorio che tenga. E sai perché? Perché negli ultimi anni abbiamo rinunciato al diritto di essere troppo promozionali, troppo espliciti, troppo «compra ORA, immediatamente, ché conosco il tuo indirizzo di casa e ti vengo a cercare…». Non è sufficiente ricordare ai potenziali clienti di fare affidamento sui tuoi prodotti e/o servizi freschi di lancio. Non basta essere coinvolgenti, originali, creativi.

Nossignore.

È d'obbligo essere (anche) vulnerabili, onesti, senza trucco e senza veli. Ed è questo il motivo per cui la comunicazione pubblicitaria – così come le strategie di vendita in generale, che siano racchiuse tra le pagine di un dépliant promozionale o di un romanzo autobiografico – è passata dall'essere una prerogativa per soli venditori a un talento artigianale coltivato da scrittori empatici, sognatori, romantici e un po' demodé.

Penne non più aggressive – in stile: «Compra! Compra! Compra! Ma perché non compri?» - ma autentiche.

Basti riflettere sul fatto che la connessione 2.0 tra un Influencer e la sua community abbia assunto le proporzioni di una sorta di diario segreto, all'interno del quale ci si racconta, ci si apre e ci si sbottona in maniera coinvolgente e promozionale (ma non troppo).

«Ma non ti sembra di pretendere troppo?» e altre valide rimostranze

L'autenticità-mania che ha colpito consumatori giovani e meno giovani potrebbe, almeno all'apparenza, remarci contro. Insomma, non soltanto abbiamo poche, confusionarie idee per vendere i nostri prodotti e/o servizi, ma dobbiamo farlo anche con uno stile che convinca senza convincere troppo, che promuova senza promuovere troppo, che influenzi senza influenzare troppo (Etciù!).

Ci siamo capiti.

In realtà, nel corso della mia svolazzante carriera da una casa infestata all'altra, ho scoperto che il dubbio amletico «Questo l'ho già detto?», deve trasformarsi in un sonoro «Come posso dirlo meglio?».

I motivi sono tre (te li spiego qui sotto):

  • Le parole sono non soltanto combinazioni di segni e di suoni, ma strumenti multipiano – sì, come il parcheggio in cui molli la Smart – che agiscono sul livello emotivo, immaginativo, creativo, promozionale e persuasivo. Ti sfido: prova ad affrontare un tema che ti sta particolarmente a cuore con termini nuovi. Rileggi il tuo masterpiece. Ti renderai conto di esprimere un differente punto di vista, con il quale metterti in contatto con un pubblico di lettori più eterogeneo.
  • Repetita iuvant, ripeteva la mia professoressa di greco antico di fronte ai miei inconfutabili problemi di memoria con l'aoristo. È vero, verissimo: il blog della tua attività e i contenuti su Instagram e TikTok che posti quotidianamente raggiungono un target via via più esteso. Insomma, è molto probabile che i vecchi lettori apprezzeranno un ripassino veloce veloce, e che quelli appena atterrati sul tuo sito web saranno lieti di avere una visione d'insieme di chi sei e di che cosa fai.
  • Ultimo (s)punto: la questione dell'entusiasmo. Non hai idea di quanti blog scoppiettanti abbia riempito di tutorial e di contenuti per un paio di mesi, fino al giorno in cui il loro legittimo proprietario – stanco di attendere pazientemente il conseguimento di numeri da capogiro e boom di vendita a vista d'occhio – ha sollevato bandiera bianca e ha interrotto la collaborazione. Sigh! Ebbene, ti consiglio di non temere di essere banale, vuoto, ripetitivo. Anche storie e romanzi di successo nascono (quasi) sempre da dettagli che, agli occhi dei più, non meritano di essere ricordati – figurarsi di essere raccontati. Eppure, non per questo abbiamo smarrito il piacere di leggere un buon libro, con una tazza di caffè fumante o un calice di vino a portata di mano. Cin-cin!

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